Il 25 agosto scorso il presidente venezuelano Hugo Chávez
Frías è andato a fare visita a Fidel Castro all’Avana. Il primo incontro
ufficiale da quando Fidel è ricomparso sulla scena. Come ai vecchi tempi, anche
questa volta Chávez è tornato come un allievo torna dal maestro prima di un
appuntamento importante, prima di una prova. Cinque ore intensissime se si
considera la notoria loquacità degli interlocutori, in cui i due leader
socialisti avrebbero discusso del rischio di guerra nucleare in Medio Oriente e
dell’uscita del nuovo libro di Castro La contraofensiva estrategica, con il
quale verranno svelati nuovi e importanti dettagli della battaglia per la
cacciata del dittatore Fulgencio Batista. Ma è la politica interna che
preoccupa maggiormente entrambi i leader: li aspetta infatti un autunno
delicato e per Chávez addirittura cruciale.
Il prossimo 26 settembre in Venezuela si svolgeranno infatti
le elezioni per rinnovare l’Asamblea Nacional, il parlamento venezuelano, un
appuntamento che vede coinvolti quasi 2800 candidati e 87 circuiti elettorali
in tutto il paese. Chávez ha lanciato una importante mobilitazione popolare,
l’Operación demolición, coordinata da uno degli ideologi del movimento
bolivariano rivoluzionario, l’ex ministro dell’educazione Aristobulo Isturíz.
Il movimento chavista cercherà di ritrovare la spinta e il consenso degli
inizi, dopo un semestre difficile tanto sul fronte esterno quanto su quello
interno. Durante le primarie della primavera scorsa, all’interno del partito di
governo si è svolto infatti un interessante quanto aspro confronto tra la base
sociale e il gruppo dirigente. A ciò è seguita, negli ultimi mesi, la delicata
crisi diplomatica con la Colombia che ha paventato seriamente la possibilità di
una guerra con il paese confinante. Guerra che i sostenitori del presidente
imputano a una strategia preparata ad arte, con la complicità della CIA, per
avallare un imminente intervento militare statunitense nel paese. Guerra quasi
inevitabile invece per gli oppositori, finché il governo bolivariano garantirà
il suo appoggio al movimento rivoluzione delle F.A.R.C Fuerzas Armadas
Revolucionarias de Colombia .
L’opposizione venezuelana, dal canto suo, ha inaugurato la
campagna puntando il dito, come sempre, sulla questione della libertà di
stampa. Un problema, a dire il vero, controverso come molti aspetti
dell’attuale situazione venezuelana, perché buona parte di quegli organi di
stampa, specie televisivi, che denunciano l’attività repressiva del governo,
sono gli stessi che hanno partecipato attivamente al colpo di stato contro
Chávez nel 2002, fornendo in presa diretta delle versioni strumentali della
vicenda. Ma probabilmente sarà la criminalità dilagante il tema principale su
cui il fronte mediatico anti-Chávez avrà modo di insistere, come sembra di
capire dalle prime esternazioni dei vari candidati. Vero è che se da un lato i
programmi sociali (misiones) di riforma sanitaria ed educativi promossi dal
governo costituiscono un indiscutibile risultato di inclusione sociale e
politica (anche perché promossi con una chiara finalità ideologica), dall’altro
lato non si può nascondere che le città venezuelane restano, dopo undici anni
dall’inizio della rivoluzione, tra le più pericolose dell’America Latina. E
come si sa, da un potere, forte o debole che sia, il cittadino chiede
innanzitutto sicurezza.
A tutt’oggi è difficile fare un bilancio complessivo di un
processo socialista che si continua a definire, per quanto non violento,
rivoluzionario. Di fatto, anche alla vigilia di queste nuove elezioni, il
Venezuela continua a mostrarsi un paese diviso a metà.
Nel frattempo a Cuba, sotto i soliti occhi vigili di Castro,
tornato in parte per limitare le voci di una sua incombente fine, in parte per
limitare il prestigio crescente del fratello Raúl, la Gaceta Oficial de Cuba
riporta, quasi settimanalmente, piccole ma significative riforme, come quella
della liberalizzazione del mercato dei venditori ambulanti di prodotti agricoli
pubblicata dei giorni scorsi. Nel frattempo, al teatro Karl Marx dell’Avana,
davanti a quasi mille persone, centinaia di cantanti cubani rendono omaggio con
un concerto alla popstar americana Michael Jackson.
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